Base pétrolière interarmées - J.Peschel © ECPAD

Signor Presidente,

Signore e signori del Governo,

Signore e signori del Parlamento,

L’ora è grave, la Francia è a rischio, diversi pericoli mortali la minacciano.

Noi che, anche in pensione, restiamo dei soldati della Francia, non possiamo, nelle circostanze attuali, restare indifferenti alla sorte del nostro bel paese.

Le nostre bandiere tricolori non sono semplicemente un frammento di stoffa, esse simboleggiano la tradizione, attraverso le epoche, di coloro i quali, qualunque fosse il colore della pelle o la confessione religiosa, hanno servito la Francia e hanno dato la vita per essa.

Su queste bandiere, troviamo in lettere d’oro le parole “Onore e Patria”. Ora, il nostro onore d’oggi sta nella denuncia della disgregazione che colpisce la nostra patria.

  • Disgregazione che, attraverso un certo antirazzismo, non mira che a un solo fine: creare sul nostro suolo un malessere, anzi un vero e proprio odio tra comunità. Oggi alcuni parlano di razzialismo, di indigenismo e di teorie decoloniali, ma, con questi termini, è la guerra razziale ciò che vogliono questi partigiani odiatori e fanatici. Disprezzano il nostro paese, le sue tradizioni, la sua cultura, e vogliono vederlo dissolversi strappandogli il suo passato e la sua storia. Così se la prendono, attraverso le statue, a delle vecchie glorie militari e civili criticando sentenze vecchie di secoli.
  • Disgregazione che, con l’islamismo e le orde delle banlieue, comporta il distacco di più parti della nazione per trasformarle in territori sottomessi a dei dogmi contrari alla nostra Costituzione. Ora, ogni francese, quale che sia il suo credo o il suo non-credo, è ovunque a casa propria in patria; non può e non deve esistere alcuna città, alcun quartiere dove le leggi della Repubblica non siano applicabili.
  • Disgregazione, poiché l’odio prende il sopravvento sulla fraternità durante le manifestazioni dove il potere utilizza le forze dell’ordine come capro espiatorio attraverso il quale i francesi in gilet giallo possano esprimere la propria disperazione. Ecco poi individui infiltrati e mascherati che saccheggiano negozi e minacciano quelle stesse forze dell’ordine. Eppure, queste non fanno che applicare le direttive, talvolta contraddittorie, date da voi governanti.

I pericoli aumentano, la violenza cresce di giorno in giorno. Chi avrebbe predetto dieci anni fa che un professore sarebbe stato un giorno decapitato all’uscita della sua scuola?

Tuttavia noi, servitori della Nazione, che siamo sempre stati pronti a mettere la nostra pelle a servizio del nostro dovere – come l’esigeva il nostro stato militare – non possiamo essere, davanti a tali avvenimenti, degli spettatori passivi.

Anche coloro che dirigono il nostro paese devono imperativamente trovare il coraggio necessario a sradicare queste minacce. Per questo, in molti casi, basterebbe applicare senza debolezze leggi già esistenti. Non dimenticate che, come noi, una grande maggioranza di nostri concittadini è esasperata dai vostri tentennamenti e dai vostri silenzi colpevoli.

Come diceva il cardinal Mercier, primate del Belgio: ”Quando la prudenza è ovunque, il coraggio non è da nessuna parte”.

Allora Signore e Signori, basta temporeggiare, l’ora è grave, il lavoro colossale; non perdete tempo e sappiate che siamo disposti a sostenere i politici che prenderanno in considerazione la salvezza della nazione.

Al contrario, se niente sarà fatto, il lassismo continuerà a diffondersi inesorabilmente nella società, provocando alla fine un’esplosione e l’intervento dei nostri camerati in servizio, in una missione pericolosa di protezione dei nostri valori di civiltà e di salvaguardia dei nostri compatrioti sul territorio nazionale.

È chiaro, non è più il tempo di tergiversare, altrimenti domani la guerra civile metterà un termine a questo caos crescente e i morti, di cui voi porterete la responsabilità, si conteranno a migliaia.

Rédacteur:

Capitaine Jean-Pierre FABRE – BERNADAC

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