Corneliu Zelea Codreanu nasce il 13 settembre 1899 a Husi, un piccolo villaggio della Moldavia, regione e poi stato indipendente situato ad Est della Romania.
Della sua infanzia non ci è noto molto, se non che Corneliu crebbe tra gli animali allevati nelle campagne dai contadini e la natura circondante i boschi di Husi. Il padre di Corneliu, Ion Zelea Codreanu, era anch’esso esposto nel panorama politico, al punto tale da trasmettere in Corneliu quell’innato senso vocativo di chiamata alle armi.
Proprio a tal proposito, mentre il padre di Corneliu si trovava impegnato al fronte durante il primo conflitto mondiale, Corneliu, affascinato dalla chiamata della Patria, raggiunge suo padre, ai tempi, già capo di del 25° reggimento di fanteria. Giudicato non ancora idoneo a combattere a causa della sua giovane età, Corneliu viene mandato a studiare, e si iscrisse così quindi alla scuola militare di Botosani, che fin da giovane forgia incredibilmente la sua tempra caratteriale, scriverà successivamente in Pentru Legionari: «Qui – scrisse – sono stato abituato a parlare poco, fatto questo che più tardi mi porterà all’odio per le chiacchiere e lo spirito retorico. Qui ho imparato ad amare la trincea e a disprezzare il salotto».
Successivamente, durante la fase continuativa degli studi, si iscrisse alla facoltà di Diritto all’Università di Husi, ove già dai primi tempi si contraddistinse per la sua forte premura ed interesse nel guardare al beneficio del diritto del lavoratore Romeno, in quel periodo storico, sempre più schiacciato dal Giudaismo e dal Bolsevismo, che Corneliu molto attivamente reprimeva e combatteva.
Nel 1921, il rettore dell’Università di Husi, più volte schernito dal Capitano Codreanu per le sue posizioni, decide di espellerlo dai corsi e dalle lezioni proponenti dalla facoltà frequentante da Corneliu, tentò tuttavia con il benestare dei professori di partecipare comunque agli esami iscrivendosi alla sessione autunnale, ma una volta terminati, non gli fu mai conferita la Laurea.
Andando incontro al 1922 Corneliu percepisce che qualcosa comincia a cambiare nel vento d’Europa, e guarda quindi con fervore interesse e ammirazione quello che succede in Italia, e, quasi strabiliato dalla Marcia su Roma intrapresa da Benito M. e andata poi a buon fine, definisce così Sua Eccellenza come “l’eroe che schiaccia il drago velenoso” (Pentru Legionari). Nel passare degli anni ‘20, Corneliu intraprende la sua prima vera e propria esperienza di militanza nella Lega Nazionale per la Difesa Cristiana sotto la guida del professor Cuza, figura controversa ed enigma ma che allo stesso tempo rappresenterà un punto di riferimento per il Capitano.
Disciolta la Lega, fonda il 24 giugno del 1927 con i suoi Camerati la Legione dell’Arcangelo Michele, tra le sue file, oltre al padre Ion Zelea Codreanu, anche Ion Mota e Horia Sima, figure di spicco e successivamente determinati in quello che poi nel 1930, si convertirà in un partito politico vero e proprio, noto a tutti come “Guardia di Ferro”.
La Guardia di Ferro fu fondata nel 1930 in un periodo storico di profonda repressione nei confronti dei legionari e del Capitano, che in quel periodo (e già precedentemente) avevano in Romania cominciato a riscuotere fama e clamore da parte del popolo. Il partito arrivò alla camera dei deputati ma nonostante le elezioni non ebbe tuttavia il grosso riscontro mediatico previsto, poiché stretto e scomodo ideologicamente alle posizioni del tiranno Re Carol II.
Rimase comunque un grande punto di riferimento per i Camerati legionari appartenenti ai vari Cuib (in Romeno, “nido”) e grazie al duro lavoro, arrivò ad essere comunque a scanso di equivoci il terzo partito più votato, di conseguenza, non proprio una pessima figura se considerate le calunnie e le repressioni subite. Nel frattempo, Corneliu Zelea Codreanu e altri 13 Camerati vennero arrestati e condotti in un carcere alla periferia di Bucarest, dove vengono condannati a scontare una pena di anni 10 di reclusione.
Nel “diario del carcere”, libro postumo del Capitano, in Italia tradotto ed edito da Ar, il Capitano Codreanu ci racconta di come anche in quello scrigno di tirannia ove era segregato le repressioni fossero frequenti, a tal punto che quello sgradevole soggiorno durato mesi, era ormai diventato un lume di speranza che sempre più andava a spegnersi. Su ordine di Re Carol II infatti, durante la notte tra il 29 e il 30 novembre del 1938, il Capitano e i suoi 13 legionari vennero condotti fuori dalla prigione e portati nella foresta di Tancabesti, dove furono poi strangolati dalla gendarmeria reale, fucilati ormai senza vita, e gettati in una fossa comune con dell’acido solforico che ne copriva i corpi.
Solo nel 1940, precisamente nella notte tra il 26 e il 27 novembre, la moglie Elena Codreanu, i suoi familiari ed altri legionari sopravvissuti, riscaldarono nella fossa e ne riconobbero i rispettivi cadaveri, dando poi una degna celebrazione dei funerali sotto la guida di Horia Sima, già successore del Capitano.
Gli insegnamenti di Codreanu sono davvero immensi, e il suo misticismo che ne ha accompagnato la militanza di pari passo, altrettanto.
Se oggi dovessimo parlare di Corneliu e dei suoi legionari, lo faremmo sicuramente con un senso di profondo rispetto, e del Capitano, se vissuto ai giorni nostri, sicuramente diremmo avere il cuore di un’altra epoca.
Lunga vita alla Legione!
Manuel Zavaglia




