La moneta. Dio o Mammona? Parte 2 (qua disponibile la parte 1)

di Giacinto Auriti (originariamente tratto da Chiesa Viva Febbraio-Marzo 1990) ribattitura a cura del progetto d’archiviazione e salvaguardia del Centro Studi e ricerca Cittadella

DAL “MAMRE”  ALLA MODERNA MONETA 

(causa del Crollo dell’impero Romano)

I Mamrè ben presto si diffusero anche fuori dai confini dello Stato di Israele, poiché i mercanti stranieri erano ben disposti ad accettare questi “simboli” monetari in luogo delle monete d’oro; per due fondamentali motivi: perché evitavano ai mercanti stessi di essere depredati e perché avevano, nel simbolo, il “massimo” affidamento, in quanto la “ricevuta” di pagamento emessa dal singolo ebreo era garantita solidamente da tutto il popolo ebraico. La certezza nell’adempimento divenne tale che chi aveva in mano il “titolo di credito”, riteneva più comodo trattenerlo presso di sé che presentarlo invece “all’incasso”. A questo punto, la natura “originaria” del “documento” veniva modificata poiché perdeva la funzione di “documento creditizio” per diventare quello di “valore convenzionale monetario”!

Detto “valore convenzionale” veniva conferito al “documento” dagli stessi operatori economici, come conseguenza della certezza di poterlo esigere alla scadenza; essi, quindi, si ritenevano soddisfatti semplicemente dal possesso di detto documento, non sentivano quindi l’esigenza di presentarlo all’incasso. Ecco perché nella pratica mercantile, il documento monetario, emesso da un semplice componente del popolo ebraico, acquistò un valore equivalente, se non superiore, a quello dell’oro.

La collettività ebraica poteva immettere sul mercato una quantità illimitata di Mamré che “acquistavano” un “valore reale”, (riconosciutogli dai singoli operatori economici che li accettavano come “mezzo di pagamento”), ma, in realtà, di “costo nullo” (solo carta ed inchiostro).

I Mamré non provocavano l’accumulazione delle “passività” (tra gli ebrei), perché ogni sette anni, secondo il Comandamento Mosaico, tutto il “debito” veniva annullato; però venivano ad appropriarsi di tutti i beni, oggetto di scambi, in quanto, come abbiamo visto, i mercanti lo preferivano all’oro stesso, per cui il Mamrè continuava il suo cammino da confine a confine, essendo i possessori certi della solvibilità ed esigibilità.

Con la “diaspora”, il popolo ebraico conquistò la “sovranità monetaria” presso tutti i popoli del Mondo, mediante appunto il Monopolio del Conio di simboli monetari di costo nullo, reso possibile dalla “esclusività” del “segreto” monetario e culturale di cui sono rimasti unici possessori, e mediante il legame instaurato tra le “colonie israelite” della Legge mosaica.

La carta-moneta ebraica veniva, in effetti, a fare concorrenza alle attività di coloro che si servivano di moneta-merce (oro, argento, bronzo, bestiame, sale, ecc.). 

La potenzialità di scambio di coloro che usavano la moneta-merce, infatti, era vincolata dalla quantità di queste merci pregiate disponibili, mentre la carta-moneta era inesauribile.

La conseguenza di questo stato di cose fu che ovunque si inserì l’attività mercantile della “Diaspora” ebraica, l’uso della moneta-creditizia, aggiungendosi alla moneta-aurea, argentea o bronzea, rendeva tutta la moneta più abbondante.

Conseguentemente, l’oro, l’argento ed il bronzo avevano sempre meno valore là dove aumentava la circolazione di carta-moneta. La “Moneta cattiva” (di costo nullo) cacciava quindi la “Moneta buona”. Il fatto si è verificato nei primi tre secoli dell’Impero Romano.

L’immensa potenza degli ebrei, di cui parla Tacito, fu creditizia, economica, e la demonetizzazione di tutti i popoli del Mediterraneo provocò il crollo dell’impero Romano.

Circolazione ed indebitamento di Roma verso Israele fu come mettersi il “cappio alla gola”. Per tutto il “Medioevo”, ed ancora ai nostri giorni, nessuno dei glossatori cristiani del Deuteronomio è riuscito a squarciare il velo di mistero in esso contenuto; nessuno è penetrato nel segreto che Dio ha affidato alla tradizione orale del popolo ebraico, segreto tenuto ben custodito dal momento che nessuno è mai riuscito a svelarlo.

Nessuno si è reso conto che i popoli cristiani erano demonetizzati, non già perché subivano prestiti ad interessi esosi e strozzineschi, ma perché, in effetti, con i loro traffici veniva a stabilirsi sul mercato monetario una moneta che era una “tassa”.

Per cui i popoli non venivano espropriati degli interessi, ma del valore relativo al capitale monetario creato dal nulla (il Mamrè) e dato loro in prestito. Solo negli ultimi tre secoli, dopo la “Creazione della Moneta”, degli Istituti di Emissione, ad Amsterdam, a Londra e, successivamente, negli USA, il “privilegio” di creare moneta dal “nulla” è stato trasferito ad una “istituzionalità ufficiale”: la Banca.

«La Banca d’Inghilterra, ad esempio, fu basata sulla scoperta che, invece di prestare denaro, si sarebbero potute prestare “cambiali” della Banca» (Cfr. E. Pound “Lavoro ed usura” p. 68, Ed. Scheiwiller, 1972).

La Banca ha una “struttura” di carattere “ibrido” tra il politico ed il privatistico, che sta tra il gruppo di “potere” ed il “Club”, ma nessuno può negare che, in quei Club, le “marionette” modeste che recitano sono “telecomandate” dai fili che fanno capo ai “misteriosi” ed “invisibili” “Signori della Moneta”.

Ripetono sotto i nostri occhi ancora oggi le stesse mosse della “strategia monetaria”, imparata tremila anni fa, alle porte della Terra Promessa, dalla stessa voce di Mosè.  «II mondo è governato da persone ben diverse da quelle immaginate, da chi non conosce i retroscena» (Benjamin Disraeli).

«Autorizzatemi ad emettere moneta ed a controllare il “sistema” monetario di un Paese, ed io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi» (Meyer Amschel Rothschild).

A nulla sono valsi i discorsi, gli ammonimenti e le “maledizioni” di Mosè al suo popolo; egli stesso dice: 

«Io so che voi siete un popolo di dura cervice, orgoglioso voi avete trasgredito la legge di Dio mentre ero tra voi; so che la trasgredirete ancora di più ora che sto per lasciarvi e quando non starò più tra voi. E allora le “maledizioni” si avvereranno e voi sarete “dispersi” fra tutte le genti, e sarete servi; la vita tremerà nel vostro cuore. Ogni ora del giorno voi gelerete di spavento. E tutto ciò avverrà perché avrete trasgredito questa Legge di Dio, rivelata per mezzo della mia parola. Ma io ho pregato Dio che abbia pietà di voi, ed alla fine dei tempi voi sarete perdonati e tornerete nella vostra patria terrena, perché obbedirete al Comandamento di Dio».

I misteriosi Signori della Moneta, ancora oggi mantengono ben nascosto il tremendo “segreto” della creazione della moneta che Dio volle dare loro, per la loro e l’altrui felicità.

Basti pensare che, ai nostri giorni, abbiamo a disposizione grandi fonti di energia che possono rendere fecondi i deserti e sciogliere le calotte polari; le risorse sono particolarmente illimitate.

Ed allora perché, ancora oggi, circa 30 milioni di persone all’anno muoiono di fame? Ovvero: una ogni secondo, di cui un bambino ogni due secondi?

SOVRANITÀ POLITICA E SOVRANITÀ MONETARIA 

Con la Creazione della “Banca”, quindi, si è verificata la demonetizzazione dell’oro: la Moneta-merce (oro) è stata sostituita dai biglietti di banca di costo nullo.

L’oro, infatti, è stato relegato ad un ruolo secondario, di merce di scambio e sempre meno usato come moneta, ed ha mantenuto fisso il suo valore dal 1717, data ufficiale della Creazione della Banca d’Inghilterra (Cfr. A.Z. “L’occhio sopra la piramide”, p. 17, Tip. Artigianelli), anche se operante fin dal 1694 fino al 1944, anno degli “Accordi di Bretton Woods”. Non dimentichiamoci che, nel 1717, avvengono tre grandi avvenimenti: 

  • viene stabilita la “fissità” dell’oro;
  • viene fondata ufficialmente la Banca d’Inghilterra;
  • si costituisce la Grande Loggia di Londra.

Il “controllo” dell’emissione dei biglietti di carta-moneta, simboli di costo nullo, attuato dalle banche, ha reso così possibile una “strategia” di dominazione di tutti i mercati, con la conseguenza di aver sottratto al potere politico (ed economico) il potere monetario di cui disponevano, cioè della loro “potenzialità economico-produttiva” e, quindi in sostanza, della Sovranità politica.

Tutti i forzieri della vecchia Europa Monarchico-Cristiana venivano svuotati non tanto del loro contenuto materiale, quanto di quello immateriale: il Valore.

I governi furono così costretti ad indebitarsi con il sistema bancario per avere in prestito biglietti di banca (di costo nullo) da spendere per la realizzazione dei loro progetti e per il soddisfacimento dei loro impegni. Una volta, quindi, estratto dall’oro il suo “valore monetario”, esso era acquistato dal “sistema bancario”, produttore della “carta-moneta” di costo nullo, il quale diveniva così, il nuovo padrone del mondo.

La realizzazione di questo “strumento di dominazione” è stato possibile mediante il “monopolio culturale” della “emissione dei valori convenzionali di costo nullo” (i biglietti di banca), “legislativamente” e legalmente riconosciuto alla Banca.

All’atto dell’emissione monetaria è stato applicato un principio, ben noto alle “Scuole” dell’alta diplomazia, per cui, quando si vuol far accettare alla controparte una condizione che quella non avrebbe mai accettato se ne avesse avuto conoscenza, si pone la “clausola” implicita nel contratto.

Così avviene che chi “prende denaro” in “prestito” dalla Banca di Emissione, esplicitamente si riconosce “debitore” (quando non lo è!); infatti:

  • senza rendersene conto, riconosce a quei “documenti” ricevuti dalla Banca la qualità del “denaro”, (perché li accetta come “mezzo di pagamento”)
  • ne attribuisce la proprietà alla Banca. Perché “prestare denaro” è una “prerogativa” del proprietario. Pertanto, la Banca li addebita allo Stato. La Banca si dichiara “debitrice”; infatti sui biglietti, appare sempre la scritta: “pagabili a vista al portatore”, ma, nella realtà, essa dà solo “false Cambiali”, perché, nel caso nostro, la Banca d’Italia non ci dà nulla se, ad esempio, presentiamo all’incasso, presso il suo “sportello”, L. 100.000 in biglietti. È possibile solo cambiarli con altri biglietti dello stesso importo; non si possono ricevere monete o lingotti d’oro, dal momento che nessuna “moneta” è più coperta, garantita e convertibile in oro. Allora, come la mettiamo? All’atto della Emissione della Moneta, i cittadini sono espropriati e indebitati con la loro stessa moneta dalla Banca Centrale; è quindi ovvio che questa grave degenerazione del Sistema Monetario può essere eliminata solo a patto di sanare all’origine il vizio di fondo e far partecipe l’umanità di ciò che sta accadendo alle sue spalle e sulla sua pelle. La “proprietà” della “moneta” deve essere sottratta all’Oligarchia Bancaria Internazionale e restituita ai cittadini, i quali sono i “Legittimi ed unici proprietari”. “Il denaro è di chi lavora e non del parassita”, e questo lo si esplicita, innanzitutto, apponendo sui biglietti bancari la dicitura “Stato d’Italia”, e cioè “Moneta di Stato” sovrano. Fu proprio per questa decisione di riappropriarsi della sovranità monetaria, con la stampa dei “Greenbacks” (Biglietti di Stato Americani), prima della Guerra di Secessione americana, che Abramo Lincoln, fu assassinato con un colpo di pistola in testa, il 14 Aprile 1865. E fu ancora proprio perché volle contrastare il controllo sul denaro e gli interessi dei banchieri USA che, dopo aver ordinato la stampa di diversi miliardi di dollari, denominati: “United States note” invece che: “Federal reserve note”, che John F. Kennedy fu assassinato a Dallas, anche lui con un colpo di arma da fuoco in testa, il 22 novembre 1963. 
VERSO CHI CI SI INDEBITA?

Un’altra questione fondamentale di cui bisogna rendersi conto è quella dell’inutilità della “Riserva Monetaria”. Oggi, nessuna “moneta” è ancorata ad una riserva aurea, nemmeno il dollaro, come fu dichiarato dal Presidente Richard Nixon il 15 agosto 1971, a Camp David, e riportato su tutta la grande stampa.

Quindi, non si capisce perché le banche di emissione degli USA, URSS e F.M.I. possano emettere moneta senza “riserva”, senza oro, o senza qualsiasi altro “titolo”, mentre lo stesso principio non vale per le altre Sovranità Nazionali, le quali devono “indebitarsi” verso quelle Banche per avere monete di “riserva”.

Infatti, mentre il “dollaro” pur senza riserva d’oro, ha il riconoscimento internazionale di moneta legittima e trainante del sistema economico occidentale, ciò non avviene per le altre “monete” vincolate alla “necessità” di una “riserva” in “dollari”; quindi è come dire che mentre il dollaro, pur senza riserva, ha il valore dell’oro, ciò non avviene per le altre monete.

A questo punto, possiamo ben dire che il “Sistema Bancario Internazionale” è retto da una “struttura” “gerarchica” di tipo feudale, in cui vi sono le Banche Imperiali, cioè quelle capaci di emettere moneta senza riserva, e le Banche Coloniali, tutte le altre che, per emettere la propria moneta, devono necessariamente avere una moneta di “riserva”.

Questa “struttura” si regge sul “monopolio” culturale dei “vertici bancari” e sull’opinione pubblica  deculturizzata e assuefatta al principio di rarità monetaria.

“Dire che un paese non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che non si possono costruire strade per mancanza di chilometri”!

La rarità dei simboli monetari, tradizionalmente causata dalla rarità della merce con cui il simbolo veniva coniato (per esempio l’oro), oggi viene accettata come un fatto assolutamente normale, pur essendo la moneta-carta (il simbolo) producibile senza limite e senza costo.

Inoltre, è ancora radicata la convinzione della necessità della moneta di “riserva”, anch’essa producibile illimitatamente e senza costo, ma che invece è distribuita universalmente in quantitativi arbitrariamente limitati e stabiliti dai vertici delle Banche Imperiali. 

Allo stato attuale delle cose, “tutti” i popoli del mondo sono ridotti a livello di “colonie” del Sistema Bancario Internazionale con l’aggravante di “non saperlo”. Tutte le iniziative economico sociali-culturali-politiche delle “nazioni-colonie” sono “condizionate”, “determinate” e “programmate” a tavolino dal Sistema delle Banche Imperiali, mediante il “monopolio” dell’emissione ed erogazione della moneta di riserva che viene concessa “prestandola”, e quindi “indebitando” le varie Nazioni; e quando i “prestiti” – per giunta – vengono negati, i popoli sono destinati a morire di fame. La moneta, come l’acqua per i pesci, è ormai l’“ossigeno” per le Nazioni.

Con questo sistema, le Banche Imperiali “sottraggono” alle Banche Coloniali ogni “discrezionalità” e ogni “libertà decisionale”, per poter adeguare gli incrementi monetari allo sviluppo economico del proprio paese. Infatti, questi incrementi sono artificialmente “limitati” e “commisurati” alla “quantità” di moneta di riserva, che è sostanzialmente stabilita dalle Banche Imperiali.

La moneta, quindi, è come il sangue: la sua quantità va proporzionata all’entità del corpo da irrorare. Per rendersi conto di questa verità basti considerare un esempio elementare: se sul mercato vi sono 10 penne e 10 lire, si potranno vendere le penne al prezzo unitario di 1 lira; ma se si devono produrre altre 10 penne, si dovranno immettere sul mercato altre 10 lire, altrimenti si dovrebbero vendere le penne solo al prezzo di mezza lira.

E se la penna costa, ad esempio, 60 centesimi, è ovvio che il processo produttivo, in mancanza di incremento di liquidità monetaria, si arresta.

Questo significa che, ogni libertà decisionale sullo sviluppo o recessione dei mercati, non risiede nelle mani dei produttori reali dei beni, ma in quelle del “sistema bancario” che produce “moneta di riserva”.

Su queste premesse si può comprendere il significato della lettera spedita da M.A. Rothschild alla Ditta Klerneimer, Morton e Vandergould di New York, in data 26 giugno 1863:

«… pochi comprenderanno questo “sistema” e coloro che lo capiranno saranno occupati nello sfruttarlo; il pubblico, forse, non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi…».

Ecco perché – pur esistendo al mondo materie prime in abbondanza, lavoro, impianti, manodopera qualificata, attività scientifiche e tecnologiche adeguate, e, in generale, ricchezze sufficienti ad alimentare, anzi a sovralimentare tutti i suoi abitanti – periodicamente e puntualmente, si rinnovano le crisi economiche, l’inflazione, la disoccupazione, ecc. ecc… fino ad arrivare alla fame, ed anche alla morte di milioni di esseri umani, tutte creature di Dio.

La scienza economica ufficiale (?) (al servizio delle Banche) giustifica queste crisi adducendo come “causa” il “benessere fittizio” e la “sovrapproduzione”, e, in certi casi, giungendo persino alla stupefacente conclusione che sia logico e naturale che degli uomini vivano nell’indigenza e nella miseria e muoiano addirittura di fame, pur avendo accanto magazzini stracolmi di ogni mercanzia! 

A questo punto, chiara e veritiera ci appare la seguente dichiarazione: «Dubito che all’uomo della strada farà piacere apprendere che le banche possono fabbricare, come difatti fabbricano, denaro. La massa di denaro in circolazione varia unicamente per l’intervento delle banche, mediante la “dilatazione” o la “contrazione” del credito. Ogni “credito” o “conto scoperto” crea denaro.

E coloro che “controllano” il credito di un Paese, ne dirigono la “politica” governativa ed hanno in pugno i destini di quel popolo». (Reginald Mckenna, Membro della Camera dei Comuni. Discorso tenuto alla Midland Bank nel gennaio del 1924).

Anche dal Soglio Pontificio sono arrivate tante ammonizioni e denunce, ma mai raccolte dagli “uomini di buona volontà” (per incapacità o per malafede?). Il Papa Pio XI, ad esempio, nella Enciclica Sociale “Quadragesimo anno” (1931) agli Art. 105-106 e 109 dice testualmente: «Un potere illimitato ed una dominazione economica dispotica si trovano concentrate in pochissime mani.

Questo potere diviene particolarmente sfrenato quando è esercitato da coloro che, controllando il denaro, amministrano il credito e ne decidono la concessione.

Essi somministrano – per così dire – il sangue all’intero organismo economico e ne arrestano la circolazione quando a loro convenga; tengono in pugno l’anima della produzione, in guisa che nessuno osi respirare contro la loro volontà».

Un sistema monetario sano dovrebbe fornire alla “comunità” la moneta, che è una “misura del valore”, uno “strumento di scambio”, un “mezzo per pretendere ed ottenere beni e servizi”.

Ma per adempiere a queste “funzioni”, i prezzi dei beni e servizi devono rimanere stabili; in altre parole il rapporto numerico tra il volume dei beni e servizi scambiati in una “comunità” ed il volume della moneta mediante la quale questi vengono scambiati, dovrebbe essere costante (il sangue deve essere commisurato all’entità del corpo da irrorare).

Il sistema monetario mondialmente oggi in uso, preclude questa equivalenza, poiché come abbiamo visto, il “potere” è nelle mani di pochi che controllano a proprio piacimento il destino dei popoli. Il sistema monetario moderno fu introdotto in Inghilterra dai promotori della Banca d’Inghilterra, la quale adottò come principio il prestito bancario con questa operazione: prestò ad interesse allo Stato una moneta che in realtà era già sua.

Infatti, una “consorteria” privata, capeggiata dal Sig. Paterson, prestò al Governo del Re Guglielmo III la somma di 1.200.000 sterline-oro all’8% di interesse e come contropartita del “prestito”, fu “autorizzata” a “stampare” Note di Banca per lo stesso ammontare.  Se Guglielmo III avesse stampato egli stesso le “Note” e avesse lasciato che i “compari di Paterson” si tenessero l’oro, egli avrebbe non solo fatto risparmiare alla Nazione 96.000 sterline (pari a un anno di interesse all’8%) ma avrebbe anche evitato ai suoi sudditi la “tassazione” imposta per coprire il “debito” contratto verso la “Banca di Paterson”, con il conseguente aumento dei prezzi e con l’instaurarsi della conseguente spirale inflazionistica.

Effetti inflazionistici che, per quei tempi, con una economia in prevalenza agricola, furono trascurabili, ma quando il sistema fu introdotto negli USA nel 1913 (anno della fondazione della Federal Reserve), dopo 2 secoli di industrializzazione, i suoi effetti negativi si fecero sentire.

La necessità della “crescita” economica, infatti, determina un “aumento” della richiesta di “crediti” e quindi un “indebitamento” ancor “maggiore” nei confronti delle banche.

Gli “interessi” su questi prestiti si accumulano al prestito stesso, e la “comunità”, quindi che contrae “debiti”,deve alle Banche più denaro di quanto non ve ne sia in circolazione; in questo modo, anche se solo per consentire alle “colonie” di pagare gli “interessi”, le Banche sono obbligate ad espandere il volume dei loro “prestiti”.

Così facendo, si crea uno “squilibrio” permanente tra la quantità di moneta dovuta alla Banca Imperiale e la quantità di moneta in circolazione con cui effettuare il rimborso, e il tentativo di colmare la differenza con nuovi prestiti rende l’effetto inflazionistico del sistema “cumulativo” pressoché “irrimediabile”.

Un’altra conseguenza di questa carenza permanente di “liquidità” (artificiosa) è che: la comunità non è mai nella condizione di acquistare a prezzi economici tutti i beni e servizi prodotti. Lo sforzo per superare questa scarsità è una delle cause dell’eccessiva importanza attribuita al “commercio estero” per il conseguimento di una “bilancia commerciale” favorevole.

La promozione dell’industrializzazione, la civiltà consumistica dell’usa e getta, promossa generalmente dai “mass-media”, non fanno altro che aggravare la situazione, in quanto portano la collettività ad indebitarsi sempre di più a causa dei “finanziamenti” ulteriori richiesti dalle industrie al sistema bancario.

È una spirale vertiginosa. I popoli, più producono e più sono industrialmente avanzati, più scavalcano altre nazioni nella “hit-parade” dell’economia; ma, in pari tempo – guarda caso che incongruenza – più sale il loro debito.

E verso chi? È semplice, no?

Verso il sistema bancario imperialista, ma i “mass-media” si guardano bene dal menzionare questa realtà!

 

(continua con la terza e ultima parte)