La moneta. Dio o Mammona? 

di Giacinto Auriti (originariamente tratto da Chiesa Viva Febbraio-Marzo 1990) ribattitura a cura del progetto d’archiviazione e salvaguardia del Centro Studi e ricerca Cittadella.

 

Che cos’è la Moneta? Quali le sue origini?

In realtà, nessuno l’ha ancora definita; ne hanno, al massimo, approfondito solo gli aspetti “tecnici” e “funzionali”. Affrontiamo questo tema poiché ci rendiamo conto che la moneta ha avuto ieri ed ha, soprattutto oggi,un’enorme importanza nelle vicende socio-economiche e politiche della nostra società.

Sopra ogni cosa ci preoccupa interrogarci e rispondere a queste domande: 

  1. Chi crea la moneta?
  2. Perché un Paese più è industrializzato, più produce e più si indebita?
  3. E verso chi si indebita?
  4. Perché i Paesi del Terzo mondo,pur avendo tante ricchezze naturali,muoiono di fame?
1. CHE COSA È LA MONETA?

Le definizioni finora proposte della monta sono riconducibili tutte a quelle di valore creditizio e valore convenzionale.

Valore creditizio nel senso che il possessore di una banconota, vanterebbe un credito nei confronti della Banca di emissione (in Italia, è la Banca d’Italia).

Valore convenzionale sta a significare che la moneta ha quel valore perché stabilito da una convenzione. Una giusta strutturazione del Sistema Monetario Internazionale è indispensabile per la pacifica convivenza dei popoli; la conoscenza dell’organizzazione di questo sistema, e della potenzialità dello strumento monetario, è quanto mai necessaria, affinché, chi lo adopera, lo faccia solo per offrire un servizio all’umanità e non lo si usi come uno strumento con il quale minacciare le libertà fondamentali di tutti i popoli.

Con molta facilità e con troppa fiducia, oggi, l’opinione pubblica ha accettato come un fatto legittimo l’istituzionalizzazione del cosiddetto “oro-carta”

La generalità, infatti, è convinta della Convertibilità della Carta-Moneta in Oro.

La realtà, però, è ben diversa, anche se la quasi totalità dell’opinione pubblica lo ignora; infatti:

“Nel 1935 cessa la convertibilità della lira in oro e viene al tempo stesso decretata la “sospensione” dell’obbligo per la Banca d’Italia, (a favore della quale, fin dal 1926, vigeva il Monopolio delle Emissioni a corso legale), di tenere disponibile a tale fine una riserva di oro non inferiore al 40% della moneta in circolazione e degli impegni a vista» (cfr. R. Gattoni, “come funziona la Banca d’Italia”, Ed. Savelli, p. 52).

Quindi, la dicitura sui biglietti di banca: “Pagabili a vista al portatore”, non aveva più nessun significato.

Infatti, da allora, non ha più copertura e convertibilità in oro, per cui la moneta come “fede di deposito”, risulta solo una illusione pubblica mantenuta ad arte solo per convincere l’uomo della strada.

Infatti:

– esiste un limite obbiettivo alla emissione della moneta, dato dalla quantità della “riserva aurea”.

– la moneta non può essere emessa gratuitamente (come invece è) dalla banca di emissione, perché apparentemente condizionata dalla produzione e disponibilità dei bene reale (oro).

Con il pretesto della riserva-oro, si vuole sostanzialmente conservare nell’opinione pubblica, il riflesso condizionato causato dal vecchio sistema monetario, e cioè dell’uso di moneta merce (oro, argento, sale, tabacco, conchiglie, ecc.) che ormai fa parte della “Storia dell’economia”.

Questa strategia,da parte dei Sistema Bancario Internazionale, è basata sulla confusione deliberatamente preordinata tra i due concetti di valore creditizio e valore convenzionale.

In tal modo, con l’emissione di carta-moneta strutturata come falsa cambiale o falsa fede di deposito, si induce la collettività a dare merce, che ha un costo, contro oro-carta, che costo non ha.

Al vertice bancario internazionale è stato possibile sostituire alla moneta-merce, il simbolo monetario di costo nullo, perché esso ha compreso un fondamentale principio della “filosofia del valore”, e cioè: che il valore non è mai una qualità della materia, ma è una dimensione dello spirito.

Così, ad esempio, possiamo dire che la penna ha un valore perché prevediamo di scrivere. 

Quindi, il “valore” è il rapporto fra il momento della previsione ed il momento previsto.

Anche la moneta ha valore perché ognuno è disposto a cambiare merce contro moneta, perché ognuno prevede di poter dare, a sua volta, moneta contro merce.

Quindi, la previsione del comportamento altrui come condizione del proprio, è la fonte del valore convenzionale monetario. Spacciando sotto forma di “titolo di credito” il valore convenzionale, il sistema bancario consegue lo scopo di appropriarsi dei valori convenzionali prodotti dalla collettività.

La banca trasforma un suo debito, solo apparente, in un arricchimento concreto, mediante un macroscopico rovesciamento contabile di cui nessuno, purtroppo, si rende conto, forse perché troppo evidente e che le consente di appropriarsi di un valore che non ha nulla a che fare con il credito, che si estingue con il pagamento, mentre la moneta continua a circolare dopo ogni transazione, indefinitamente.

La categoria dei valori convenzionali, ancora oggi è quasi del tutto ignorata dalla scienza economica e dal sistema legislativo, tanto è vero che non esiste ancora un valido regime giuridico della funzione monetaria.

Secondo le teorie tradizionali, quando si parla del valore, erroneamente si intende per lo più, per tale, il valore costo, come incorporazione del costo del prodotto(esempio moneta-oro).

È storicamente provato che ogni qual volta una merce è stata considerata simbolo monetario, il suo valore è aumentato notevolmente; ciò dimostra che il valore di un bene è commisurato alla sua utilità. 

La moneta assume valore per il semplice fatto che è “unità di misura” del valore dei beni.

Come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura lunghezza; come il kg ha la qualità del peso perché misura peso, così la moneta ha la qualita del valore perché misura il valore.

Dobbiamo acquistare consapevolezza di questa verità e scoprire l’immensa potenzialità di valore della nostra attività mentale di gruppo. Ciò è dimostrato dal fatto che, il valore monetario, sussiste anche quando il simbolo monetario è di costo nullo, è carente di qualsiasi forma di riserva, come ad esempio il dollaro, dichiarato non convertibile, non garantito e non coperto dall’oro, dal Presidente Nixon il 15 agosto 1971, a Camp David; così come pure abbiamo visto in Italia, addirittura fin dal 1935.

Riassumendo, possiamo quindi dire che la moneta ha la duplice caratteristica di essere l’unità di misura dei valore dei beni, ma anche il Potere di acquistare tali beni.

È tempo che l’opinione pubblica si renda conto che chi crea il valore della moneta non è chi la emette e la stampa, ma chi l’accetta come mezzo di pagamento, cioè la Collettività dei Cittadini.

La mancanza di questa consapevolezza fa sì che, ad appropriarsi del valore monetario, non siano i popoli ma il Sistema Internazionale Bancario, in virtù del monopolio culturale della categoria dei valori convenzionali.

La Banca di Emissione crea la moneta al puro costo tipografico, ovvero carta e colori tipografici, ed è la collettività dei cittadini che dà ai biglietti di banca valore monetario, accettandoli come “mezzo di pagamento”.

Osserviamo oggi che, in tutti gli Stati moderni, i cittadini, rappresentati dal ministro dei tesoro, si indebitano nei confronti della banca di emissione per tutta la moneta che la banca emette sul mercato (tant’è così che la banca, detta somma, la addebita allo Stato).

Tali somme, invece, dovrebbero essere accreditate allo Stato, ovvero ai cittadini che ne sono i legittimi proprietari: (infatti, sono solo i cittadini che lavorano, e che mediante il Lavoro creano ricchezza, e la ricchezza, quindi, la fanno rappresentare dalla moneta; non già la banca di emissione).

Questo macroscopico rovesciamento contabile fa sì che oggi ogni apparato (Enti – Istituti Pubblici, Parastatali, ecc.) politico-economico, sociale, sia condizionato nelle sue decisioni e nelle sue scelte dal Sistema Bancario.

2. ORIGINE DELLA MONETA

Il più antico documento, antenato della nostra Carta-Moneta, è il “Mamrè” di cui si parla diffusamente nella Bibbia, al Libro di Tobia.

Il Mamrè costituiva il vero “strumento monetario” degli Israeliti la cui l’emissione era affidata alla sensibilità religiosaed alla responsabilità dei singoli credenti, ed era protetto e sostenuto da una solidarietà creditizia che si estendeva a tutto il popolo di Dio.

Nel libro di Tobia, viene presentato come uno “strumento di carità”. Non occorrono molte parole per commentare la commovente storia di Tobia, figlio di Tobia, e dell’alto senso di religiosità di quella vicenda. 

Al “debito dotato di potere di circolazione senza bisogno di girata”, la Bibbia non dedica alcuni versetti ma un intero libro, tanto era importante la “istituzione dello strumento monetario” e non ne parla in forma astratta, ma con un linguaggio semplice e chiaro, comprensibile a tutti.

L’istituzione del Mamrè, viene trasmessa di generazione in generazione come mezzo per attirare su di sé le benedizioni divine, vero e proprio esercizio della carità; il dono ed il prestito senza interesse sono la fonte della vita che libera dal male.

La ricevuta, o Mamrè, è come santificata e connaturata con la emanazione di Dio, tanto che l’Altissimo non esita ad inviare uno dei sette Arcangeli ammessi alla Sua presenza, Raffaele, ad accompagnare il creditore Tobia nel suo lungo viaggio che lo dovrà condurre alla riscossione del credito.

E nel viaggio lo colma di benedizioni di vita: gli trova la sposa, gli apporta beni materiali e lo unisce ad amici. 

Dio stesso, per mezzo del Suo Arcangelo, cura la “riscossione” del “prestito” (cfr. Cap. 5-12).

La Carta-Moneta, così concepita, è la più santa e la più sacra di tutte le monete immaginate e coniate in oro e argento dalle civiltà arcaiche, poiché se gli altri popoli coniarono la moneta nel più prezioso dei metalli, nessun popolo giunse alla straordinaria concezione mistico-religiosa del popolo ebraico.

Sulla frontiera della Terra Promessa, Mosè rivelò al popolo di Dio, il comandamento segreto della potenza e della bontà. Dio, per bocca di Mosè, ordinò di affidare questo Segreto alla sola Parola ed alla Tradizione con l’obbligo di trasmetterlo alle generazioni future;ma tale obbligo fu disatteso, e fin dai tempi antichi il segreto della Potenza fu monopolizzato per la “maledizione del genere umano”.

Prendo testimoni il Cielo e la Terra, dice Mosè: Ho messo di fronte a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la posterità. Amando il tuo Dio ed obbedendo alla Sua voce. (Deut. 30-19, 20).

Il comandamento della Potenza è quello che conferisce all’uomo la facoltà di inserirsi nel processo della Creazione, modificando la struttura e l’evoluzione delle specie viventi e dei territori, degli elementi costitutivi della materia: questo “Comandamento” dev’essere posto al servizio del Creato.

Esso non può rimanere occulto e monopolizzato da pochi, i quali se ne servono per farsene un’arma per conseguire una spaventosa tirannide sull’opera di Dio.

Il Comandamento della Potenza non dev’essere subordinato all’avidità ed all’orgoglio dell’uomo e delle Nazioni. Comandamento, appunto perché “verità Rivelata”, donata, proveniente non dalla creatura, ma dal Creatore. 

Questo Comandamento impone a coloro che lo usano, di subordinarsi ad un atteggiamento di “fraternità” e di “carità”, ad un precetto “universale” di amore; questa è la sostanza della Rivelazione di Mosè.

Una parabola rabbinica fa un esplicito riferimento a questo Comandamento, presentando un dialogo tra Dio e Mosè:

Dio, dopo aver insegnato a Mosè la Torah, gli disse: Insegnala ad Israele. E Mosè rispose: Signore dell’Universo, io gliela metterò per iscritto. Ma Dio lo interruppe e disse: Non voglio che tu la metta per iscritto, perché prevede che le nazioni del mondo domineranno Israele, ed allora cercheranno di togliergliela. Io do ad Israele in iscritto solo la Mickrah, ma gli comunico solo “oralmente” la Mishnah, il Talmud e la Maggadah. 
Se le nazioni del mondo vengono a dominare Israele, esso si distinguerà da loro grazie alla Mishnah ed al Talmud. Così gli Israeliti si differenzieranno da tutti gli altri popoli!.

Pochi libri sono stati letti e commentati quanto la Bibbia, eppure la dottrina sociale di Mosè, che si è tradotta in una esplicita “istituzionalità monetaria”, imposta con estrema solennità al popolo ebraico, proprio nel momento in cui entrava nella Terra Promessa, è rimasta tabù.

Si direbbe che una misteriosa censura abbia impedito agli occhi di vedere,alle orecchie di sentire e alle parole di parlare eppure le parole sono tutte dinanzi a noi, come lo erano di fronte alle generazioni che ci hanno preceduto nei millenni.

La “dottrina sociale monetaria” di Mosè è contenuta nel Deuteronomio e si fonda essenzialmente su tre princìpi:

Tutti i credenti in Dio debbono farsi reciprocamente tra di loro “prestiti” senza “interesse”,nella misura delle loro necessità.

Il “prestito” ha una vita effimera: ogni 7 anni viene annullato, anche se non è stato pagato (anno sabbatico). 

Nessun credente può fare immagini di Dio, né intagliate, né incise, né stampate, né su pietra, né sui metalli. I metalli preziosi possono essere usati come merce ma non come moneta.

Da queste tre premesse scaturisce un quarto principio: “Poiché i credenti in Dio tra loro debbono farsi credito, nella misura delle loro necessità”, qualsiasi “debitore”, in qualsiasi momento avrebbe potuto estinguere il proprio “debito” col ricavo di un “nuovo” debito contrattato verso un “nuovo” creditore.

Per cui, il comandamento di Mosè rendeva impossibile l’insolvibilità del debito; ed inoltre, come conseguenza dell’impossibilità di “coniare” monete in metalli preziosi, si faceva necessariamente ricorso ad un’altra moneta. Questa moneta era formata dalle “ricevute di credito” che rilasciavano i debitori; esse circolavano senza bisogno di “girata”, ed erano chiamate “Mamrè”: l’antenato della nostra Carta-Moneta.

Il “Mamrè” è nato come un “perfetto” strumento di carità e fratellanza. Il Comandamento “creditizio” ha istituito un “patto” ben preciso tra Dio ed il Suo popolo, il quale, mediante questo strumento, ha realizzato una particolare “struttura sociale”, unica nella storia antica, cioè in sostanza, la “struttura” di una “Cooperativa Creditizia”, nonché, la possibilità di creare dal nulla una moneta nominale (cartacea) di costo nullo, ma di un valore effettivo, arbitrario e convenzionale, e dotato di una garanzia assoluta, perché protetto dalla “solvibilità” di tutto il popolo di Dio.

Questo comandamento era una promessa per il genere umano. Era uno strumento di carità, di amore e di benessere per tutte le genti.

Ma è stato trasformato in uno strumento di preda, di pianto e di sofferenza. Certo il “peso” di quel comandamento, il “segreto” della potenza,caricata sul fragile dorso di un arcaico popolo di pastori dev’essere stato troppo grande, e la tentazione, continua ed incessante.

Nei secoli e nei millenni, deve aver stretto quella “stirpe” nella morsa di un’atroce guerra spirituale, lacerando la sua struttura religiosa, culturale e politica.

Il discorso pronunciato da Mosè,prima di morire era chiaro: aveva investito il suo popolo del “segreto” della potenza e della fratellanza, da svelare a tutte le generazioni future!

«Non è soltanto con voi che lo, Jheovah, vostro Dio, concludo oggi questa “Alleanza”, ma è con chiunque si tiene qui oggi con noi, davanti al nostro Dio, ed è con coloro che non sono qui oggi con noi, in questo giorno» (Deut. XV-14, 15).

Ciò significa che il comandamento di Mosè è stato rivelato per tutti i popoli della Terra, che ancora attendono lo “strumento”, la “istituzionalità” che renda possibile la fraternità e l’amore: la moneta; ma usata nei “modi” e“termini” prescritti da Dio (per bocca di Mosè) ma fino ad oggi, purtroppo tenuti sempre nascosti e per proprio tornaconto e mai svelati dai nostri “Fratelli maggiori”

 

(prossimamente la seconda e la terza parte)