Costantino

Non dimentichiamolo!

Conosco la mia civiltà che, a spanne, qualcuno definisce «occidentale» perché vi appartengo da 66 anni ormai.

Conosco la civiltà arabo-islamica per avervi vissuto e per continuare a viverci. 

Di entrambe ne percepisco le più tenui sfumature; conosco le certezze granitiche di ogni buon musulmano (anche quello meno tetragono) e i «vani pensieri» che minano la fede di ogni buon cristiano (sia quello «baciapile» come me che quello postconciliare).

E i pensieri che mi assalgono in questo periodo storico sono nudi e crudi proprio come è nuda e cruda la realtà quando si decide di affrontarla per quello che è e non per quello che invece la vulgata si sforza di adulterare.

1. Qual è la principale iattura che rischia di travolgere la prossima generazione della nostra civiltà? Risposta: la defintiva mutazione spirituale. Viviamo in una società che si sforza di cancellare la propria spiritualità, quella cristiana nella sua verità più universale : la cattolica.

2. Cosa sarà della nostra identità spirituale fra meno di una generazione? Risposta: sarà una tavola vuota, sparecchiata di quel poco che è rimasto dopo uno svuotamento che si protrae dal 1517, fino al 1968  passando per il 1789 e il 1963 (Concilio Vaticano II).

3. Con quali stoviglie sarà imbandita quella tavola che noi abbiamo sparecchiato?  Risposta: con quelle dell’Islam.

4. Perché la tavola della nostra storia, tradizione, spiritualità che noi abbiamo sparecchiato sarà imbandita dalle stoviglie dell’Islam? Semplice, perché noi abbiamo scelto la via dell’ignavia e dei vani pensieri mentre i popoli arabo-islamici (ma anche quelli non arabi comunque islamici), sulla loro storia, tradizione e spiritualità, hanno granitiche certezze e sono disposti a difenderle «usque ad mortem».

Partiamo da questo assunto e impariamo a conoscere i nostri nemici: la nostra ignavia e l’Islam.

L’Islam di per sé non sarebbe un pericolo anzi, sarebbe una spiritualità altra con la quale, nel rispetto delle reciproche verità di fede, la nostra spiritualtà  potrebbe anche convivere facendo del mediterraneo un crogiolo di civiltà. Quel che rende l’Islam pericoloso è la nostra ignavia che innesca nell’Islam, fede dalla marcata pulsione espansiva, la spinta a colmare il nostro vuoto spirituale. 

Forse è la divina provvidenza che ci vuol mettere alla prova inducendoci al confronto con una religione di certezze.  

La sfida non è impossibile, si tratta solo di stringersi a coorte e dire alto e forte  «IN HOC SIGNO VINCES» facendo chiaramente capire che siamo intenzionati a difendere la nostra identità storica, tradizionale e spirituale perché «per Lui ha pensato Aristotele, per lui hanno marciato le legioni di Cesare».

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