Il Regno di Sardegna secondo gli studi del professor Casula – Le persone intelligenti davanti a certe argomentazioni non possono che farsi una serie di domane.

Questa frase credo che sia un aspetto centrale per riflettere su tante cose, ma in primis per renderci conto che dobbiamo partire dal classico: “A,B,C” con cui s’intende che bisogna partire (o meglio ripartire) dalle cose semplici.

Bene; abbiamo un personaggio dal curriculum troppo importante per essere smentito (il Professor Casula), che per tanti anni oltre che aver insegnato ha scritto molti libri in merito all’argomento della sovranità sarda ed italiana in generale; pertanto, possiamo sino a prova contraria prendere per buoni i fatti storici che sostiene e ribadisce da una vita?

Rileggere la storia

La risposta è semplice, e non può che essere un “SI”.

Ok, ma quindi adesso che si fa?

Il primo passo dev’essere conoscere e divulgare la tematica, contattare studiosi e titolati vari in materia storica in giro per l’Italia e dibattere e confrontarsi sulla storia del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi.

Quando tutti avremo unito i classici “puntini” ed avremo chiaro il quadro, potremo muoverci in un terreno totalmente sconosciuto in Italia: la realtà dei fatti.

La cosa che salta all’occhio delle tesi del dottor Casula è che in questo momento ci sarebbe una nazione sovrana occupata da istituzioni abusive.

Dunque, non esiste né una classe politica né una classe dirigente del Regno di Sardegna, perché gli italiani (bene che vada) sanno a malapena che il suddetto Regno viene citato nei libri di storia.

Bisogna rendersi conto della portata pesante di questa situazione.

Bisogna sgomberare il campo anche dall’altrettanto assurdo concetto che il Regno di Sardegna sia una questione relegabile sul piano locale dell’isola, perché invece si tratta di una tematica nazionale che deve essere identificata anche come il primo obiettivo d’interesse nazionale stesso.

Se la Sardegna fosse sovrana

Abbiamo un Regno? Occorre crearne la classe dirigente, non si scappa.

Un’altra cosa grave oltre considerarla una vicenda locale, è quella di prendere sottogamba l’argomento; a tutti quelli che magari sorridono davanti a questo discorso bisogna incominciare a suggerire di smettere. 

Il motivo?

Semplice, ogni entità istituzionale si basa su documenti che ne attestino l’esistenza, ma anche su una carta che ne descriva ed articoli i valori su cui poggia (oltre che il funzionamento burocratico dell’apparato statale); cosa che possiamo nel primo caso serenamente trovare nei documenti storici, e tanto basterebbe per considerare perlomeno nullo lo schema istituzionale attuale, ma nel secondo (quello del funzionamento burocratico ma soprattutto dei valori) sarebbe da modernizzare se non da riscrivere.

Un dibattito nazionale

In altre parole, la Repubblica Italiana si fonda sui presunti “valori dell’antifascismo” e sulla costituzione italiana?

Ecco, sappiate che in un batter d’occhio non servirebbero né improbabili ed impossibili passaggi parlamentari e nemmeno violenti tumulti con annesse sanguinose rivoluzioni.

Per liberarci di questa classe politica basterebbe rivendicare sul piano internazionale la nostra sovranità disconoscendo tutto quello che abbiamo conosciuto. 

Dobbiamo necessariamente creare dei gruppi di persone che conoscano l’argomento storico, e che credano che possa sorgere una nuova nazione da una antica, ed inizino a metter mano a documenti storici che potrebbero essere la vecchia carta costituente del 1297 piuttosto che gli scritti pre “fusione perfetta” (in realtà come dicevamo mai esistita) del 1847.

La tradizione napoleonica

Per la cronaca, infatti, l’esistenza formale delle istituzioni sarde resiste proprio sino al 3 dicembre 1847 per creare di punto in bianco uno stato centralizzato sul modello napoleonico, modello che sarebbe stato possibile appunto solo se la capitale del Regno fosse stata Cagliari e la trazione politica fosse stata sarda.

Essendo appunto il Regno di Sardegna un soggetto fondante che non poteva esser trascinato in avventure burocratiche sperimentali per compiacere i soliti determinati ambienti che vogliono imporre ai popoli le istituzioni figlie delle mode del momento, siamo oggi chiamati a rimboccarci le maniche.

Non è un qualcosa che deve spaventarci, potenzialmente si potrebbe rivivere la storia ripartendo da dove è stata interrotta, ma cancellando gli errori che portano al disastro d’oggi.

Sempre per la cronaca, l’antico Regno di Sardegna comprendeva anche l’isola della Corsica, ed in ottica di unità nazionale non esistono Patrioti che non considerino quest’isola gemella della Sardegna come una qualsiasi altra regione d’Italia.

Gianluca Cocco

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